La trolley, bianca, è già pronta da oggi pomeriggio. Tra poche ore sarò sulla scaletta di un aereo che mi accompagnerà verso nuove avventure, ma non è di questo che voglio parlarvi.
Sono appena tornato da una bellissima e lunghissima cena con mio zio. Si è parlato di tutto: di me, dei miei, della famiglia, delle difficoltà e di ciò che significano nella nostra vita. Del mio rapporto con lui e del nostro non rapporto vissuto per anni.
Sono euforico e forse non riuscirò a renderlo visibile come potrebbe sentire chi appoggia l’orecchio sul mio petto.
Stasera, e l’ho ripetuto più volte, spiegavo a mio zio che sto vivendo un momento di grazia, non trovo parole più belle o altrettanto esplicative.
E’ un momento che ormai dura da vari anni e la cosa sta diventando quasi surreale. Mio zio diceva che la mia maturità si sentiva non solo da ciò che gli raccontavo ma anche dalle parole, precise, ponderate ed equilibrate che riuscivo ad utilizzare per descrivere tutto.
Chi legge nel mio essere felice semplicemente la gioia di una persona che tra un mese e mezzo è bello che laureato probabilmente non ha capito nulla di me. Come diceva mio zio, la mia laurea è semplicemente frutto di ciò che sono io per ora. Frutto, non fine. Frutto.
Sono una persona felice, felice di ciò che è, di ciò che ha, di ciò che vive e persino di ciò che non vive. Felice perché, semplicemente, vivo. D’altronde l’avete visto, il 2008 lo salutai con una bella musica, il 2009 con bellissime parole stracariche di gioia. Non si tratta di gioia passeggera…
Da quasi un mese vorrei fare un punto della situazione su di me come si deve, vorrei riparlarvi del mio rapporto con mio fratello o del mio rapporto con l’Amore ma ancora, anche questa sera, mi ritrovo a tagliar corto. Non c’è fretta: i frutti migliori cadono dall’albero solo quando sono maturi.
Ho così tante parole in testa e così tante frasi che girano tra gli occhi e la fronte che mentre scrivo questa semplice parola vorrei accavallarne e sovrapporne altre per rendere più evidente la gioia che le accompagna. Eppure rimangono in me, inghiottite in un periodo della mia vita estremamente felice. Non so perché Dio mi stia regalando tanto. Non mi piace neanche domandarmelo.
Sapete, il giorno in cui diedi l’ultimo esame, non appena misi piede in casa vidi le stelle. Scientificamente mi spiego la cosa dicendomi che la pressione del cuore dovuta all’emozione aveva spinto talmente tanto sangue verso il cervello che i miei occhi erano confusi. Vedevo uno strano scintillio intorno a me. Non ho avuto il coraggio di scriverlo prima per paura d’esser preso per pazzo e probabilmente anche in questo momento qualcuno penserà che sia un semplice ingrandimento di una grossa gioia. Eppure – sapete che amo essere sincero – potrei giurare che m’è accaduto veramente. Vedevo strane scintille ovunque guardassi e fu un istante magico.
Tutte queste cose voglio scriverle per un semplice motivo: le rileggerò. E questa cosa dello scrivere e rileggere era un segreto che conoscevo già nel 2008, quando spiegai quel titolo semplicemente alla fine del post in poche lettere.
Quello che sono stato in questi anni E’ UN TESORO ENORME. Sarà difficile dimenticarsene e sarà altrettanto difficile cambiare radicalmente, perché a tutto l’uomo si abitua, persino all’essere perennemente felice.
Adesso, come mi faceva riflettere mio zio, il prossimo passo è riuscire a trasmettere la mia positività semplicemente con la mia presenza. E questa è una cosa che mi affascina da impazzire perché io ne conosco di persone che rendono l’aria profumata semplicemente per il sol fatto d’esser lì. Non essere un semplice Mary Poppins della situazione che arrivando risolve i problemi (e mi è capitato più volte di sentirmi tale) ma qualcosa di più profondo. Diffusore empatico di un Messaggio.
Posso dire che qualche volta – anzi, varie volte – qui sul blog ho ricevuto commenti (o e-mail private) in cui mi si diceva che leggermi era come la pillola di positività quotidiana, però vorrei fare di più. Perché è facile trasmettere grinta, allegria e positività quando si scrive… più difficile è farlo col silenzio.
Sarà la prossima scommessa, intanto io non penso minimamente sia qualcosa di folle e questo mi sembra già un buon inizio: “nulla è impossibile all’uomo che crede in Dio“.
Ora però è ora di andare a nanna, altrimenti domani l’hostess dovrà passare dal mio letto per ricordarmi di salire a bordo (e con questo post saluto Palermo per qualche tempo visto che le prossime lettere arriveranno da Milano!).
Emanuele